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Resale: la soluzione al tema sostenibilità della fashion industry?

By 1 giugno 2022 No Comments
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Sostenibilità è la parola sulla bocca di tutti. Se ne parla trasversalmente in tutti i settori, nessuno è escluso da questa rivoluzione, urgente e necessaria, richiesta in primis dalle nuove generazioni ma che sta coinvolgendo sempre più fasce di popolazione. L’industria del fashion, sensibilissima al mercato, si è mossa per tempo a livello di comunicazione, ma stenta a trasformare una mission più o meno condivisa, in qualcosa di tangibile: costi e tempi di produzione, materie prime, costo del lavoro… questioni grandi, complesse… globali.   Un aiuto però a questa transizione viene dal resale, dalla vendita dell’usato, o come più furbescamente chiamiamo oggi: pre-loved. Sarà abbastanza? Forse no, ma ci sono tanti, tantissimi segnali incoraggianti. 

Il resale cresce 11 volte più velocemente del mercato tradizionale

Circa il 65% dei clienti e-commerce prevede di acquistare articoli più durevoli, con il 71% che prevede di conservare i capi che già hanno più a lungo. Il mercato dell’usato della moda è in piena espansione e nel 2021 è cresciuto 11 volte più velocemente rispetto alla vendita al dettaglio tradizionale. Si prevede una valutazione complessiva del settore intorno ai 77 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, solo per gli Stati Uniti.

Pioniere di questo nuovo approccio al resale, è sicuramente Patagonia è un brand di abbigliamento che fa della sostenibilità il valore fondante del proprio marchio. L’azienda si batte attivamente per le cause ambientali e dimostra il suo impegno per la sostenibilità con il suo programma Worn Wear, dove gli acquirenti sono incoraggiati ad acquistare e vendere oggetti usati invece di comprarne di nuovi:

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L’usato sta diventando un fenomeno globale, che dovrebbe crescere del 127% entro il 2026

Il mercato globale dell’abbigliamento di seconda mano crescerà 3 volte più velocemente del mercato globale dell’abbigliamento in generale. A guidare la crescita sono ovviamente i Paesi più ricchi, con il Nord America in testa. A dimostrazione che la richiesta di abbigliamento usato non è un fenomeno causato dalla voglia di risparmio, ma al contrario uno shift culturale.

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Perchè l’abbigliamento usato piace anche al pianeta

L’industria della moda mette il pianeta sotto immensa pressione ecologica e il trend non è destinato a invertirsi. Da qui al 2030 il consumo di abbigliamento è destinato a crescere del  63%, e non solo per una minore qualità dei prodotti, ma anche perchè indossiamo i nostri vestiti il 40 per cento in meno rispetto a dieci anni fa.
Eppure per migliorare la situazione basta relativamente poco, basti pensare che una borsa di seconda mano può ridurre il suo impatto ambientale fino al 91% ed aumentare la durata di un articolo di soli nove mesi riduce il suo impatto ambientale del 30-40%.

Piattaforme in crescita: dai pionieri di Depop alla rivoluzione di Vinted

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un vero boom delle piattaforme di vendita di abbigliamento usato. Pioniere fu il “nostro” (in quanto italiano) Depop, recentemente acquistato da Etsy per 1,6 miliardi di euro. Ma nel frattempo sono nate diverse piattaforme specializzate nell’abbigliamento che hanno rivoluzionato il mercato. Un esempio su tutti, Vinted: piattaforma francese in forte ascesa anche in Italia, che si è differenziata dai competitor grazie a una customer experience semplificata proprio in uno dei pain point principali: la spedizione.

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 Il resale per i brand del lusso

Anche i brand del lusso non sono rimasti a guardare. Un esempio su tutti GUCCI: Il marchio di lusso ha annunciato già l’anno scorso il lancio di una nuova partnership con The RealReal, che presenterà un nuovo sito di e-commerce Gucci dedicato ai pezzi di seconda mano.
Gucci si unisce a un numero crescente di marchi che stanno assumendo il controllo dei propri mercati di rivendita: Stella McCartney ha aperto la strada come primo marchio di lusso a collaborare con The RealReal nel 2017 e Burberry ha seguito l’esempio nel 2019.

Oggi vediamo come The RealReal e Vestiare Collective stiano diventando due punti di riferimento per l’usato di brand di lusso. Non a caso in homepage di The RealReal troviamo dai marchi più cercati l’élite della moda mondiale.

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Fonti:
https://www.shopify.com/enterprise/ecommerce-fashion-industry
https://www.thredup.com/resale/#size-and-impact
https://www.wired.co.uk/article/resale-market-in-fashion
https://equilibrium.gucci.com/it/the-real-real/

Massimo Rinaldi

About Massimo Rinaldi

Designer e Direttore creativo con forti competenze nella comunicazione digitale. Oltre 10 anni di esperienza in progetti digitali e di comunicazione per clienti come Ferrero, Intesa San Paolo, Barilla, Unicredit, Max Mara Group, e applicazioni mobile per iOs, Nokia e Android, dove si é occupato di definire Customer journey, User Experience e User interface. Oggi è partner e direttore creativo di Ventisette Digital. IG @massimorinaldi27