Per anni Instagram ci ha allenato a una cosa sola: tenere il telefono in verticale e decidere in un paio di secondi se un video meritava il nostro tempo. Adesso ci chiede di girarlo in orizzontale e di restare lì per un’ora e mezza.
È un po’ come se il bar dove prendiamo il caffè al volo avesse aggiunto, senza avvisare, le poltrone e il menù degustazione. Nessuno si offende, ma la domanda viene spontanea: e quindi adesso qui ci si siede?
La novità si chiama Features, è ancora in test e in Italia, per ora, non si vede. Però la direzione è abbastanza chiara da meritare due chiacchiere: Instagram sta guardando dalle parti di YouTube, e non sembra farlo per semplice curiosità.
Cosa sappiamo (per ora)
Features non è un Reel tirato per le maniche: è un formato a sé, per video orizzontali fino a 90 minuti. È pensato per podcast, interviste, vlog, comicità e puntate di serie. Per dare un’idea del salto, finora i Reel verticali si fermavano a 20 minuti.
Il test è partito in Brasile e dal 26 ottobre coinvolge un gruppo ristretto di creator negli Stati Uniti. A presentarlo sono stati Adam Mosseri, capo di Instagram, e Tessa Lyons, vicepresidente del prodotto, in un video che dall’Italia non si riesce nemmeno a vedere. Tempi per gli altri Paesi: non pervenuti.
La parte più furba è il legame con i Reel. Un creator può collegare fino a otto clip brevi allo stesso video lungo: chi incrocia lo spezzone giusto apre la puntata intera con un tocco, senza uscire dall’app. I video lunghi compariranno anche nel feed e in Esplora.
Resta aperta la questione più prosaica, cioè i soldi. Instagram non ha un sistema di ripartizione dei ricavi pubblicitari come quello di YouTube: durante il test paga direttamente alcuni creator e intanto ragiona su cosa fare dopo.
Non è la prima volta (e va benissimo così)
Chi frequenta Instagram da qualche anno avrà un leggero déjà vu. Nel giugno 2018 Kevin Systrom, allora alla guida dell’app, presentò IGTV: un’app separata per i video lunghi, fino a 60 minuti caricando da computer. Wired titolò che Instagram prendeva la mira su YouTube. Il titolo vi suona familiare? Normale.
Andò diversamente dal previsto. L’app separata la scaricarono in pochi: a inizio 2020 si parlava di circa 7 milioni di utenti, briciole per una piattaforma di quelle dimensioni. Nel 2019 aveva imparato anche l’orizzontale, ma non bastò. Nel 2021 il marchio IGTV si è sciolto dentro l’app principale e a marzo 2022 l’app è stata chiusa per puntare tutto sui Reel (fonte).
Ricordarlo non serve a fare i primi della classe. Anzi, è la parte più interessante della storia: stavolta Instagram non chiede a nessuno di scaricare un’altra app o cambiare abitudini. Prova invece a costruire il video lungo sopra la cosa che già funziona, cioè i Reel.
Perché proprio adesso: la partita si gioca in salotto
Il motivo più grosso sta sul divano. Negli Stati Uniti YouTube è ormai il canale più guardato sul televisore di casa: ad agosto 2026 si è preso il 15,8% del tempo totale davanti alla TV, il suo record, più del doppio di Netflix al 7,7% (Nielsen). Altro che piattaforma dei tutorial: è diventato un pezzo di palinsesto domestico.
Instagram in TV ci è già arrivato. Negli Stati Uniti la sua app gira su Amazon Fire TV, Google TV, televisori Samsung e Apple TV. Solo che un video verticale su uno schermo orizzontale lascia due belle bande nere ai lati, e parecchio spazio inutilizzato. Per riempire un televisore servono video lunghi e orizzontali: esattamente Features. Secondo Tessa Lyons, del resto, il contenuto lungo rende meglio sullo schermo grande, ed è lì che Instagram si aspetta di veder crescere il tempo di visione.
C’è anche un piccolo cambio di idea, raccontato con onestà. Mosseri ha ammesso di essere stato a lungo contrario ai video lunghi, perché i Reel generano più condivisioni e più messaggi privati di qualsiasi altro contenuto. Il suo via libera ha una condizione: che corto e lungo si aiutino a vicenda, invece di farsi concorrenza in casa.
Cosa cambia, per chi guarda e per chi crea
Per chi guarda, la promessa è comoda: vedi uno spezzone simpatico di un podcast, tocchi, e sei dentro la puntata intera senza cambiare app. Il rovescio è altrettanto chiaro: l’app che ci teneva lì per trenta secondi ora può tenerci lì per un’ora e mezza. Un buon motivo per dare, ogni tanto, un’occhiata anche all’orologio.
Per chi crea, cambia soprattutto il tragitto. Oggi chi produce un podcast o un’intervista lunga la taglia a fette per i social e spera che qualcuno vada a cercarsi l’originale altrove. Con Features le clip diventano una specie di trailer, e il film è nella stanza accanto.
Restano due domande aperte. La prima sono i guadagni: finché manca una ripartizione stabile dei ricavi pubblicitari, YouTube resta il posto dove il video lungo si ripaga. La seconda sono le abitudini: abbiamo davvero voglia di guardare 90 minuti su Instagram? IGTV insegna che offrire lo spazio non basta, serve qualcuno che abbia voglia di occuparlo.
Per ora l’atteggiamento più sensato è anche il più rilassato: osservare. Il test è piccolo, in Italia non è arrivato e nessuno garantisce che arriverà così com’è. Ripensare tutto sulla base di una prova in corso sarebbe come comprare il divano nuovo dopo aver sfogliato il catalogo.
E quindi, è un assalto?
Forse più che un assalto è una visita di cortesia, con un vassoio di Reel in mano e l’aria di chi vuole restare a cena. YouTube ha più di vent’anni di vantaggio, un pubblico abituato a sedersi e un sistema collaudato per pagare chi crea. Instagram ha dalla sua l’abitudine quotidiana di miliardi di persone e, a quanto pare, la pazienza di riprovarci.
Noi intanto restiamo curiosi. E voi: un podcast, un’intervista o uno spettacolo da un’ora e mezza, lo guardereste su Instagram? Oppure, per le cose lunghe, il telecomando resta saldamente a YouTube?
Fonti
- Instagram getta il guanto di sfida a YouTube, Libero Tecnologia, 28 ottobre 2026
- The Gauge, agosto 2026, Nielsen, 22 ottobre 2026
- IGTV, Wikipedia
- With IGTV, Instagram Takes Aim at YouTube, Wired, 2018








