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L’aria che respiriamo

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L’inquinamento atmosferico è un problema di salute ambientale globale, specialmente per chi vive nelle aree urbane. Non solo ha un impatto negativo sui nostri ecosistemi, influisce notevolmente sulla nostra salute. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), circa 8 milioni di morti premature all’anno sono legate all’inquinamento atmosferico, più del doppio delle stime precedenti.

Ma dato che quando si parla di questioni globali il problema sembra sempre troppo distante, riportiamo da un articolo dell’ESA, l’agenzia spaziale europea, un dettaglio sulla nostra pianura padana: “Sulla base delle misurazioni raccolte dalla missione Copernicus Sentinel-5P tra gennaio e aprile 2019, l’immagine mostra alti livelli di biossido di azoto nella Pianura Padana nel nord Italia. Il biossido di azoto inquina l’aria principalmente a causa del traffico e della combustione di combustibili fossili nei processi industriali. Ha un impatto significativo sulla salute umana, contribuendo in modo particolare ai problemi respiratori.”

Se vi state chiedendo cos’è il biossido di azoto, qua sul sito del Ministero dell’Ambiente c’è un dettaglio in più.

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7 consigli utili a chi cerca lavoro.

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Ogni mese riceviamo una ventina di curriculum che sommati  in un anno fanno almeno 400 richieste di lavoro a fronte di una media di 2-3 assunzioni (stage esclusi). Questo significa una marea di mail di risposta più o meno sempre uguali dove ringraziamo per l’interessamento e facciamo una promessa, difficile da mantenere, di tenere in considerazione il CV per future posizioni aperte.
Al tempo stesso ciclicamente se ne esce il politico in cerca di attenzioni che spara a zero sui millenials come una generazione di cazzoni sdraiati sul divano. Beh, con tutti i cv che riceviamo e tutti i colloqui che abbiamo fatto, dal nostro punto di vista possiamo dire che – cazzo – non è così.
La realtà è che ci sono pochi posti per tantissimi ragazzi talentuosi che di conseguenza impiegano più tempo a trovare il posto giusto per loro. Per questo ho pensato di estrarre 7 consigli utili per chi cerca lavoro o per chi ce l’ha e dovrebbe cercarsene uno nuovo. Perchè l’altra questione è che spendiamo un terzo delle nostre ore da svegli in ufficio, quindi non essere felici per un così lungo periodo della propria vita, oltre a non essere piacevole, porta a conseguenze come stress e malattie correlate. Mentre al contrario, c’è questo studio che dice come un lavoratore felice è più produttivo del 10% (ecco uno dei tanti motivi perchè 27 ogni anno viaggia!).

Ma veniamo ai 7 consigli:

  1. Non limitate la vostra ricerca ai lavori in cui siete qualificati al 100%. Negli annunci un datore di lavoro mette il suo desiderata ma è ovvio come spesso si faccia l’errore di cercare l’unicorno che sa fare tutto e ovviamente ahimè gli unicorni non esistono. Quindi non abbiate paura della concorrenza, a quella posizione risponderanno altri come voi che magari sono qualificati per il 60-70%. L’altro 30% lo riempirà il posto di lavoro stesso con l’esperienza. Nessuno nasce imparato.
  2. State attenti ad accettare la prima offerta che vi capita, a meno che ovviamente non siate in una condizione finanziaria precaria, non è detto che la prima sia anche quella giusta. Ogni lavoro che farete vi preparerà e formerà il professionista che sarete portandovi al lavoro successivo. Non è solo un problema di preparazione, se mettete in cv un’azienda scarsina sarà difficile fare il salto con quella successiva.
  3. Fate domande! Uno dei consigli classici è: Durante un colloquio fate domande sull’azienda che vi assumerà perchè vi dimostrerete curiosi e proattivi. Benissimo, ma non è solo questo. Fate domande anche per cercare di capire se quello è il posto adatto a voi. Si ricollega al punto 2 ovviamente
  4. Un amico che mette una buona parola non è una raccomandazione! Sfruttate il vostro network di conoscenze. Soprattutto in un paese come il nostro il network fa la differenza. E non vuol dire essere raccomandati: la differenza tra una buona referenza e una raccomandazione è che un raccomandato è un tizio senza meriti messo lì a scaldare la sedia per ricambiare favori, una buona referenza invece è qualcuno che ci mette la faccia per garantire sulla vostra competenza e professionalità. Comunque nel nostro settore difficilmente ci sono agenzie con i budget per avere gente che scalda la sedia, quindi non preoccupatevi..
  5. Siate il vostro miglior avvocato, chiedete quanto guadagnerete! Non abbiate paura di chiedere compenso e benefit. Chi non ve li vuole dire al primo colloquio ha un offerta bassa da proporvi e lo sa. Un processo di selezione dura almeno 3 colloqui, quindi un sacco di tempo per chi offre lavoro e per chi lo cerca. Noi di solito è la prima cosa che diciamo, così se la nostra offerta non è adeguata o non c’è margine di negoziazione abbiamo perso solo 20 minuti e non 20 ore.
  6. Cercare/cambiare lavoro è una cosa maledettamente seria. Ma non prendetela troppo sul serio! Il lavoro è una parte fondamentale della nostra vita, ma non l’unica. Cercate di essere sciolti ai colloqui, siate aperti, parlate di chi siete e cosa state cercando. Le balle stanno a zero e se vengono fuori dopo è tempo perso nella migliore delle ipotesi o un contratto non confermato dopo 6 mesi (disastro!). è chiaro che dovete dare la miglior versione di voi, ma dovete essere comunque voi!
  7. Non abbiate paura di cambiare, e non fatevi scrupoli se dovete farlo. Sento tanti amici che si chiedono “ma come faranno nella mia azienda senza di me”. Beh vi posso assicurare che c’era un prima di voi e ci sarà anche un dopo. A volte il turn-over è anche salutare. quindi pensate a voi stessi e cercate di essere felici!

In bocca al lupo, e se volete mandare una candidatura la mail è sempre quella: staff@ventisettedigital.com ;D

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La bolla degli influencer sta per esplodere?

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è notizia di pochi giorni fa che una Influencer da 2,6 milioni di follower non sia stata in grado di vendere 36 t-shirt del proprio brand. Da qui, ovviamente, la teoria per cui l’influencer marketing stia per esplodere dopo anni di crescita a 2 cifre e soprattutto della pubblicazione di presunti insight (spesso non veri) su compensi spropositati agli influencer vip giusto per “alimentare la discussione” (click-bait).

Ma andiamo per ordine: Ariana Renee, conosciuta su Instagram come @Arii, è una influencer diventata famosa grazie a Musicall.ly, il social network poi fuso con Tik Tok che permetteva agli utenti di caricare video della durata da 15 secondi ad un minuto e aggiungere canzoni delle quali facevano il lipsync (facevano finta di cantare).
Arii è poi riuscita a spostare o quantomento creare una fanbase anche su Instagram, dove ha attualmente 2.6 milioni di follower, che come dicevamo non sono bastati però a vendere 36 magliette del suo brand ERA. La ragazza californiana infatti nei giorni scorsi ha pubblicato un post poi eliminato in cui scrive che, nonostante averci messo il cuore, aver ingaggiato fotografi e make up artist, la compagnia con la quale lavora non procederà a produrre la sua collezione per soli 36 ordini. Da queste dichiarazioni Arii è passata ad accuse gentili, rivolte a tutti i suoi amici che non hanno ripostato e supportato il progetto, nonostante lei abbia sempre sostenuto le loro iniziative.

Ovviamente non sappiamo questi 2,6 milioni di follower come fossero stati generati ma prevedere invece l’insuccesso di Ari, si, e in maniera abbastanza semplice. Indagine che se fossi nei brand che hanno investito su di lei andava assolutamente fatta. Secondo Ninjalitics, un tool per l’analisi dei profili e delle pagine Instagram, si evince come nonostante i 2,6 milioni di follower la media dei like per post è 33782, quella dei commenti è 183, delle views è 74611 mentre l’Engagement Rate è di 1.29%. Tutti questi dati, in particolare l’ultima percentuale, che rappresenta il tasso di coinvolgimento dei fan su una determinata pagina o profilo aziendale, sono decisamente inferiori paragonati alla media di altri profili con gli stessi follower e fondamentale campanello di allarme per un brand.

Però tralasciando il caso specifico di Ari possiamo dire che ci insegna alcune cose che ci aiutano a interpretare tutto il fenomeno degli influencer:

  • il numero di follower non è IL numero ma UN numero. E non è così influente come sembra, anzi
  • Attenzione: l’engagement rate non spiega tutto. Se con 20 follower avete 10 like a foto avete un Engagement rate del 50% che è altissimo certo, ma sono pur sempre 10 like.
  • ci sono quindi numeriche da interpretare contestualmente e finalmente, grazie a Ninjalitics, pubbliche.
  • se sei un brand e vuoi investire in un influencer è imprescindibile  avere queste numeriche non dall’influencer ma appunto da un tool esterno
  • trovato l’influencer giusto è imprescindibile avere una strategia di marketing studiata e ingaggiante perchè da sempre:
  • Content is the King
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Nasce Digital Yummies, l’agenzia per l’engagement digitale on-field

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Consulenza strategica e operativa in ambito digital e social a supporto delle attività on field, di street marketing, guerrilla, ambient marketing, live performance, road tour ed eventi. Ma anche realizzazione di mini siti web, siti corporate, e-commerce, SEO e SEM, campagne ADV nazionali sui principali social network, gestione di shooting e coinvolgimento di influencer.
È questa l’ampia e diversificata offerta di servizi di Digital Yummies (www.digitalyummies.com), la nuova agenzia di comunicazione digital specializzata in attività di engagement digitale on-field, nata dalla partnership tra MaiTai (www.mai-tai.it) e Ventisette Digital (www.ventisettedigital.com).
Il vantaggio competitivo di Digital Yummies è quello di sapere combinare efficacemente design e analisi dei dati per costruire innovative soluzioni di business al servizio dei brand: un team multidisciplinare di designer e strategic & event planner nato dall’unione dei know-how delle due agenzie, che si occuperà di sviluppare i progetti cross-mediali a supporto della attività on field, ponendosi l’obiettivo di ottenere un posto di prim’ordine nel panorama delle agenzie digitali nazionali.
Diversi sono i progetti già in cantiere, tra i quali il nuovo sito HP sul tema sicurezza sviluppato in collaborazione con Discovery Channel.

Mai Tai, agenzia di comunicazione non convenzionale e operativa dal 2001, guidata da Andrea Mastropaolo e Angelo Mazzi, è specializzata nella pianificazione di attività di comunicazione non convenzionale, in grado di integrarsi armonicamente con le strategie di comunicazione dei propri Clienti.
“Al fine di ampliare il portafoglio di servizi e diversificare le nostre competenze in più settori, dopo un’attenta fase di selezione, abbiamo individuato in Ventisette Digital il partner più idoneo per la realizzazione di questa grande sfida”, racconta Andrea Mastropaolo, Direttore Generale di MaiTai.

Ventisette Digital Communication, agenzia digital fondata nel 2013 e guidata da Federico Menziani, Massimo Rinaldi e Giuseppe Guglielmi, realizza progetti sartoriali di comunicazione digitale integrata, fornendo ai propri Clienti i migliori tool digitali per portare i contenuti ai propri utenti in target e agli stakeholder che gravitano nella galassia aziendale dei brand.
“Siamo entusiasti di iniziare questa nuova sinergia con MaiTai: dopo tanti progetti realizzati per importanti Clienti nazionali e internazionali, Digital Yummies è la naturale evoluzione del nostro rapporto, fondamentale per portare l’engagement digitale a un livello superiore”, commenta Federico Menziani, Managing Director di Ventisette Digital.

Digital Yummies ha sede in via Battaglia, nel cuore di Milano, e conta su un primo nucleo di 10 persone selezionate tra gli Staff delle due agenzie.

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Cersaie 2018: tendenze in arrivo

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Riflettori puntati sulla ceramica e l’architettura per l’arredo bagno

Lavorando con tante Aziende del settore ceramico, noi di Ventisette abbiamo passato una giornata a curiosare tra le ultime tendenze dell’interior design a Cersaie 2018, la Fiera Internazionale del design delle superfici che si svolge come ogni anno a Bologna, a fine Settembre.

Gli stimoli creativi del mondo della comunicazione sono infatti strettamente connessi, tra gli altri, anche all’universo del design e dell’architettura, che trova a Cersaie un suo ambito di espressione.

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Come nascono le idee? Il valore della formazione

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Fare formazione è la fiamma da cui nascono nuove idee. Specialmente nel mondo della comunicazione e del marketing, dove cerchiamo continuamente di trovare risposte a bisogni e desideri profondi che, come le persone, sono in continua trasformazione e rinegoziazione. Per salvaguardare la competitività, la formazione deve necessariamente rappresentare una risorsa dalla quale attingere per risvegliare quello sguardo curioso sul mondo che ci permette poi, di riflesso, di essere un passo avanti rispetto agli altri.

Oltre al Web Marketing Festival, che è riuscito a ricordarci l’importanza di essere audaci (se non hai letto l’articolo, puoi farlo qui), tra i più recenti incontri di formazione in cui ci siamo impegnati come Ventisette c’è un corso della Scuola Holden. Read More

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Web Marketing Festival 2018: the importance of being brave

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Qual è il futuro della pubblicità?

L’arrivo di Ventisette al Web Marketing Festival, l’evento più completo sull’innovazione digitale, si è aperto con un intervento al vetriolo di Paolo Iabichino, Chief Creative Officer di Ogivly & Mather, che – con la consueta verve magnetica che lo contraddistingue – ha ruggito:

“Mi hanno imposto il titolo di questo intervento, ma la verità è che non lo so se la pubblicità ce l’ha un futuro. Con il digital avete rovinato tutto. È ora che la comunicazione di marca torni ad assumersi le proprie responsabilità. A prendere posizione, a schierarsi, riconquistando il suo valore informativo e di servizio”.

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Il testo è mio e la lunghezza la decido io!

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Disse un giorno un copywriter. Che la lunghezza di un testo conti fa parte del gioco, da sempre.

Ma è ancora più vero quando si parla di un pezzo destinato al web: da un lato ci sono le statistiche social a condannare il content di Facebook che supera le 100 battute, per rimanere competitivi nella corsa al raggiungimento del massimo engagement; dall’altro i plugin Yoast ad ammonire l’articolo sotto le 300 parole in vista dell’ottimizzazione SEO. A proposito di ottimizzazione SEO, l’incubo prende vita quando ci si ritrova – senza neppure sapere bene come sia potuto succedere – a “sporcare con le proprie mani” il testo appena scritto, rovinandolo consapevolmente dal punto di vista della leggibilità per aggiungere (di nuovo) quella parola chiave proprio lì – all’inizio del paragrafo, nel titolo e almeno altre cinque volte nel corpo.

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